Pecorino Crotonese DOP: zona, stagionatura e come si riconosce

In breve. Il Pecorino Crotonese DOP è un formaggio di latte di pecora intero prodotto in 38 comuni delle province di Crotone, Catanzaro e Cosenza. Il disciplinare prevede tre tipologie: fresco, semiduro con stagionatura fra 60 e 90 giorni, e stagionato oltre i 90 giorni. La forma è cilindrica a facce piane e porta impressi i segni del canestro.

Che formaggio è il Pecorino Crotonese DOP

È un pecorino a pasta dura o semidura prodotto esclusivamente con latte di pecora intero, proveniente da pecore allevate nella zona di produzione riconosciuta. La denominazione di origine protetta ne vincola la materia prima, l’area geografica e il metodo di lavorazione, che sono fissati da un disciplinare depositato.

Rispetto ad altri pecorini italiani ha una caratteristica riconoscibile a colpo d’occhio: la superficie porta i segni del canestro in cui la forma viene messa a spurgare, che restano impressi sulla crosta.

Spicchio di Pecorino Crotonese DOP stagionato con la pasta paglierina e i segni del canestro impressi sulla crosta
I segni del canestro sulla crosta sono uno dei tratti di riconoscimento del Pecorino Crotonese DOP.

La zona di produzione

La zona riconosciuta comprende l’intero territorio amministrativo di 38 comuni distribuiti fra le province di Crotone, Catanzaro e Cosenza. Non è quindi un prodotto della sola provincia di Crotone, nonostante il nome, ma di un’area più ampia della Calabria centro-settentrionale.

Il vincolo territoriale non riguarda solo il caseificio: il latte deve provenire da pecore allevate esclusivamente all’interno della zona. È il punto che distingue una DOP da una semplice indicazione geografica sul packaging.

Il latte e le pecore

Il disciplinare prescrive latte di pecora intero, cioè non scremato, da allevamenti situati nella zona. Non impone invece razze ovine specifiche: il vincolo è geografico e di alimentazione del gregge, non genetico.

Il latte intero è la ragione della struttura grassa del formaggio, che nelle stagionature brevi resta cremosa e in quelle lunghe si compatta senza diventare gessosa.

Le tre tipologie: fresco, semiduro, stagionato

Il disciplinare distingue tre versioni, che sono formaggi diversi più che stadi diversi dello stesso formaggio.

Tipologia Stagionatura Crosta Pasta
Fresco consumo immediato sottile, con i segni del canestro uniforme e cremosa
Semiduro da 60 a 90 giorni più spessa compatta
Stagionato oltre 90 giorni dura e bruna leggermente paglierina

Tutte e tre le tipologie presentano rare occhiature: la pasta è sostanzialmente chiusa, e una forma piena di buchi non è nelle caratteristiche di questo formaggio.

Forma, peso e dimensioni

La forma è cilindrica a facce piane, con lo scalzo dritto o leggermente convesso. Il peso previsto va da 0,5 a 5,0 chilogrammi, con la possibilità di arrivare fino a 10 chilogrammi per le forme stagionate oltre i sei mesi.

Le dimensioni seguono il peso: scalzo fra 6 e 15 centimetri e diametro delle facce fra 10 e 20 centimetri per le forme ordinarie, con misure maggiori — scalzo fra 15 e 20 centimetri e diametro fra 20 e 30 — per le forme più pesanti.

È un intervallo ampio, e serve a coprire una produzione che va dalla forma piccola da consumo familiare a quella grande da lunga stagionatura.

Come si riconosce

Tre elementi, nell’ordine.

Il primo è la crosta, che racconta la stagionatura: sottile e chiara nel fresco, più spessa nel semiduro, dura e di colore bruno nello stagionato. Una crosta bruna su una forma venduta come fresca è un’incoerenza.

Il secondo sono i segni del canestro, visibili soprattutto sul prodotto fresco: sono l’impronta del recipiente e non un elemento decorativo aggiunto.

Il terzo è la pasta: cremosa e uniforme nel fresco, compatta nel semiduro, con un colore che tende al paglierino nello stagionato, sempre con occhiature rare.

Come si assaggia e con cosa si abbina

Il fresco, cremoso e delicato, sta bene da solo o con il pane, ed è la versione che regge meglio un abbinamento con la frutta. Il semiduro è il più versatile: ha già carattere ma non domina, e funziona in un tagliere accanto ai salumi.

Lo stagionato è il più deciso, con la nota sapida tipica dei pecorini a lunga maturazione. Regge accostamenti forti — miele, confetture, un salume piccante — e grattugiato dà a un primo una spinta che un formaggio giovane non può dare.

Vale per tutti la regola di servizio: fuori dal frigorifero almeno un’ora prima. Il freddo appiattisce completamente il profilo aromatico di un pecorino stagionato. Le proporzioni per comporre un piatto sono nella guida al tagliere di salumi e formaggi.

Come si conserva

In frigorifero, nella parte meno fredda, avvolto in carta da formaggio o in carta oleata e non nella pellicola, che impedisce al formaggio di respirare e favorisce la formazione di condensa e muffe superficiali.

Il taglio va protetto: è la superficie esposta ad asciugarsi per prima. Una forma intera si conserva molto più a lungo di un pezzo tagliato, e più la stagionatura è avanzata più il formaggio è tollerante.

Le muffe superficiali su una crosta stagionata si raschiano; una pasta che cambia odore o consistenza in profondità è un’altra cosa. La logica generale della conservazione dei prodotti stagionati è nella guida su come si conservano i salumi.

Le DOP casearie calabresi

Il Pecorino Crotonese non è l’unica denominazione casearia della regione: accanto c’è il Caciocavallo Silano DOP, formaggio vaccino a pasta filata, che copre un’area di produzione più ampia e interregionale.

Sono due prodotti che in tavola svolgono ruoli diversi e non si sostituiscono a vicenda. Il quadro d’insieme dei formaggi regionali, con le rispettive caratteristiche, è nella guida ai formaggi calabresi, mentre il perimetro completo delle eccellenze certificate è nell’articolo sui prodotti tipici calabresi.

Il Pecorino Crotonese nella selezione Filiera Madeo

I formaggi della selezione Filiera Madeo arrivano da piccoli caseifici della Sila e della Presila cosentina, un’area che rientra nella zona di produzione riconosciuta dalla denominazione.

Il Pecorino Crotonese proposto è nella versione stagionata, quella che supera i 90 giorni previsti dal disciplinare e che presenta crosta dura e bruna e pasta compatta con tendenza al paglierino.

Dove comprare il Pecorino Crotonese DOP

Si acquista sullo shop madeobbq.com nella categoria formaggi locali, dove si trova il Pecorino Crotonese DOP stagionato insieme agli altri formaggi della selezione.

Per comporre un tagliere completo, accanto ai formaggi ci sono le categorie salumi calabresi DOP e tradizionali e salumi di Suino Nero di Calabria. La spedizione è refrigerata in tutta Italia.

Il Pecorino Crotonese DOP

Pecorino di latte di pecora intero nella versione stagionata, da piccoli caseifici della Sila e della Presila cosentina, dentro la zona riconosciuta dalla denominazione. Spedizione refrigerata in tutta Italia.

Compra il Pecorino Crotonese DOP
Scopri i formaggi calabresi

Leggi anche

Domande frequenti sul Pecorino Crotonese DOP

Dove si produce il Pecorino Crotonese DOP?
Nell’intero territorio amministrativo di 38 comuni distribuiti fra le province di Crotone, Catanzaro e Cosenza. Nonostante il nome non è quindi un prodotto della sola provincia di Crotone.

Con che latte si fa il Pecorino Crotonese?
Con latte di pecora intero, proveniente da pecore allevate esclusivamente nella zona di produzione riconosciuta. Il disciplinare non impone razze ovine specifiche.

Quante tipologie di Pecorino Crotonese esistono?
Tre: fresco da consumo immediato, semiduro con stagionatura fra 60 e 90 giorni, stagionato oltre i 90 giorni.

Quanto pesa una forma di Pecorino Crotonese?
Da 0,5 a 5,0 chilogrammi, con la possibilità di arrivare fino a 10 chilogrammi per le forme stagionate oltre i sei mesi.

Come si riconosce il Pecorino Crotonese?
Dalla forma cilindrica a facce piane con scalzo dritto o leggermente convesso, dai segni del canestro impressi sulla crosta e dalla pasta con rare occhiature.

Che sapore ha il Pecorino Crotonese stagionato?
Ha il profilo sapido tipico dei pecorini a lunga maturazione, con crosta dura e bruna e pasta compatta che tende al paglierino. Regge accostamenti forti come miele e confetture.

Come si conserva il pecorino?
In frigorifero, nella parte meno fredda, avvolto in carta da formaggio o carta oleata e non nella pellicola, che favorisce condensa e muffe superficiali. La superficie di taglio va protetta.

Il pecorino si serve freddo di frigorifero?
No. Va tolto almeno un’ora prima: il freddo appiattisce completamente il profilo aromatico di un formaggio stagionato.

Che differenza c’è fra Pecorino Crotonese e Caciocavallo Silano?
Il primo è un pecorino di latte ovino, il secondo un formaggio vaccino a pasta filata con un’area di produzione più ampia e interregionale. Svolgono ruoli diversi in tavola.

Il Pecorino Crotonese ha molti buchi?
No. Tutte le tipologie previste dal disciplinare presentano rare occhiature: la pasta è sostanzialmente chiusa.

Articoli recenti

Richiedi il catalogo