’Nduja calabrese: che cos’è, come si fa e come si usa in cucina

’Nduja calabrese spalmata su fette di pane tostato, accanto al salume spalmabile piccante nel piatto

In breve. La ’nduja calabrese è un salume spalmabile di puro suino, ottenuto impastando carni e grasso con una quantità molto elevata di peperoncino calabrese, insaccando in budello naturale e lasciando affumicare e stagionare. Nasce nella zona di Spilinga, in provincia di Vibo Valentia. Il peperoncino può superare il 30% dell’impasto: è insieme aroma, colore e conservante naturale.

La ’nduja è diventata il prodotto calabrese più conosciuto in Italia e all’estero, ma la sua origine è tutt’altro che nobile. Nasce come cibo povero: quando i tagli pregiati del maiale finivano ai proprietari terrieri, alle famiglie contadine restavano le parti grasse e i ritagli. Il peperoncino, abbondante e a costo quasi nullo, li rendeva conservabili e commestibili. Da quella necessità è nato un prodotto che oggi si trova nei ristoranti di New York e di Londra.

Che cos’è la ’nduja

È un insaccato crudo di puro suino a pasta molle, spalmabile a temperatura ambiente. La consistenza deriva dalla proporzione fra grasso e magro e da una macinatura molto fine: l’impasto viene lavorato più volte fino a diventare una crema densa, di colore rosso acceso.

Che vuol dire “nduja”

Il nome deriva con ogni probabilità dal francese andouille, l’insaccato diffuso in Francia, arrivato in Calabria durante il periodo napoleonico dei primi dell’Ottocento e adattato foneticamente al dialetto locale. È anche la ragione per cui in rete si trovano molte grafie diverse — ’nduja, nduja, anduja, anduia — tutte riferite allo stesso prodotto. La forma corretta in italiano è ’nduja, con l’apostrofo iniziale che segnala la caduta della vocale.

Che cosa c’è dentro la ’nduja: gli ingredienti

  • Carni e grasso di suino, tradizionalmente i tagli meno nobili: pancetta, guanciale, ritagli, grasso duro.
  • Peperoncino calabrese, in polvere o in pasta, in percentuale che nella ricetta tradizionale può superare il 30%.
  • Sale marino.
  • Budello naturale di suino, di calibro medio o largo.

Nella ricetta tradizionale non c’è altro: nessun addensante, nessun colorante, nessun aroma artificiale. Il rosso è tutto del peperoncino. È il primo controllo da fare in etichetta.

Come è fatta la ’nduja calabrese

  1. Macinatura. Carni e grasso vengono macinati più volte, fino a ottenere un impasto omogeneo e finissimo. È questa lavorazione ripetuta a rendere la ’nduja spalmabile.
  2. Impasto con il peperoncino. Il peperoncino calabrese viene incorporato insieme al sale e lavorato a lungo, perché si distribuisca in modo uniforme in tutta la massa.
  3. Insaccatura. L’impasto si insacca in budello naturale e si lega a mano.
  4. Affumicatura. Nella tradizione è leggera, con legni locali. Serve a stabilizzare la superficie e aggiunge una nota che bilancia il piccante.
  5. Stagionatura. In ambienti freschi e ventilati, per un periodo che varia con il calibro e che nella produzione della Filiera Madeo arriva a circa 60 giorni.

La ’nduja di Spilinga

Spilinga, piccolo comune in provincia di Vibo Valentia, è considerato il luogo d’origine della ’nduja e ne custodisce la ricetta più codificata. L’iter per il riconoscimento della IGP ’Nduja di Spilinga è stato avviato ma non è ancora concluso: allo stato attuale la ’nduja non gode di una denominazione protetta europea, a differenza dei quattro Salumi di Calabria DOP.

In pratica significa che chiunque può scrivere “nduja” su un’etichetta. Per ora la garanzia può venire soltanto dalla filiera e dalla lista degli ingredienti.

Quanto è piccante la ’nduja

Molto, ma con una progressione lenta. Il grasso suino rallenta il rilascio della capsaicina: il piccante non arriva subito come in una salsa a base d’acqua, sale gradualmente e resta a lungo. Per questo la ’nduja si dosa poco alla volta: quello che sembra insufficiente al primo assaggio diventa spesso perfetto trenta secondi dopo.

La percentuale di peperoncino varia molto fra produttori. Le versioni artigianali tradizionali sono decisamente più piccanti di quelle pensate per il mercato nazionale.

Come si mangia la ’nduja: gli usi in cucina

Spalmata

L’uso più semplice è anche quello originario: su pane caldo o bruschetta, dove il calore la fa sciogliere. Con una fetta di caciocavallo sopra diventa un crostino completo.

Nella pasta

È l’uso che l’ha resa famosa. Un cucchiaino sciolto in padella con un filo d’olio diventa il condimento: il grasso si fonde e lega la pasta senza bisogno d’altro. Le combinazioni classiche:

Sulla pizza

A crudo, sulla pizza appena sfornata, a fiocchetti. Aggiunta prima della cottura il peperoncino brucia e diventa amaro: è l’errore più comune.

Nelle carni e nelle salse

Un cucchiaino di ’nduja in un ragù, in un sugo di pomodoro o in una salsa per la carne alla brace sostituisce peperoncino, sale e parte del grasso in un solo ingrediente. Ottima anche nell’impasto degli hamburger di Suino Nero alla ’nduja e delle polpette alla ’nduja.

Negli arancini e nelle fritture

Come ripieno, insieme a un formaggio filante: gli arancini con ’nduja sono l’esempio migliore.

Con che cosa si abbina la ’nduja

Il piccante si smorza con il grasso e con la dolcezza, non con l’acqua. Gli abbinamenti che funzionano davvero:

  • Formaggi: ricotta, stracciatella, caciocavallo, provola. Il latticino raffredda e allunga.
  • Miele e confetture: il contrasto dolce-piccante su un crostino è un classico da aperitivo.
  • Uovo: in padella o in camicia, il tuorlo lega il piccante.
  • Pesce e crostacei: gamberi e cozze reggono benissimo.
  • Vino: rossi calabresi da Gaglioppo o Magliocco, oppure un bianco strutturato. Da evitare i tannini aggressivi, che amplificano la percezione del piccante.

Come si conserva la ’nduja una volta aperta

La ’nduja intera in budello si conserva in luogo fresco e asciutto. Una volta aperta va tenuta in frigorifero, in un contenitore chiuso, e si mantiene diverse settimane: il sale e il peperoncino svolgono ancora la loro funzione conservante. Va tolta dal frigo una decina di minuti prima dell’uso, altrimenti resta troppo compatta per spalmarsi.

Un velo d’olio in superficie, nel vasetto, aiuta a evitare l’ossidazione. La ’nduja si congela senza problemi, meglio se divisa in porzioni.

’Nduja e alimentazione: cosa c’è da sapere

Va detto con onestà: la ’nduja è un salume grasso e sapido, non un alimento salutistico. È un prodotto da gustare in piccole quantità, non da consumare a cucchiaiate. I valori nutrizionali — grassi, sale, colesterolo — variano in funzione della ricetta e del produttore e sono sempre riportati in etichetta: è lì che vanno letti, senza affidarsi a stime generiche.

L’elemento che la distingue è il peperoncino, presente in quantità molto superiore a quella di qualsiasi altro salume italiano. Chi soffre di disturbi gastrici o segue una dieta iposodica dovrebbe regolarsi di conseguenza.

’Nduja di Suino Nero di Calabria

Il Suino Nero di Calabria è la razza autoctona regionale, recuperata dal 1990 da Ernesto Madeo dopo aver rischiato l’estinzione, allevata all’aperto e allo stato semibrado con una dieta che comprende ghiande, olive e cereali di filiera.

Nella ’nduja, che è un prodotto in cui il grasso è protagonista, la qualità della materia prima si sente in modo particolarmente netto: il grasso del Suino Nero è più stabile, fonde in modo più graduale e porta con sé aromi che il peperoncino non copre. Approfondimenti: il Suino Nero di Calabria e i salumi di Suino Nero.

Come riconoscere una buona ’nduja

  1. Ingredienti brevi. Carne di suino, grasso, peperoncino, sale. Ogni voce in più allontana dalla ricetta tradizionale.
  2. Nessun colorante. Il rosso deve venire dal peperoncino. Se in etichetta compaiono coloranti o paprica in quantità, il peperoncino calabrese è poco.
  3. La consistenza. Spalmabile ma non liquida, mai granulosa.
  4. Il profumo. Peperoncino e affumicatura leggera, senza note rancide.
  5. L’origine della carne. Un produttore che controlla la filiera sa dirla; un semplice confezionatore no.

Dove comprare la ’nduja calabrese

La Filiera Madeo produce a San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza, dal 1984, con filiera integrata dall’allevamento alla stagionatura. Su madeobbq.com, con spedizione refrigerata in tutta Italia:

Domande frequenti sulla ’nduja

Che cos’è la ’nduja calabrese?

È un salume spalmabile di puro suino ottenuto impastando carni e grasso con una quantità molto elevata di peperoncino calabrese, insaccando in budello naturale e lasciando affumicare e stagionare. Nasce nella zona di Spilinga, in provincia di Vibo Valentia.

Che cosa c’è dentro la ’nduja?

Nella ricetta tradizionale soltanto quattro ingredienti: carni e grasso di suino, peperoncino calabrese, sale marino e budello naturale. Nessun colorante, nessun addensante: il colore rosso viene interamente dal peperoncino.

Come si mangia la ’nduja calabrese?

Spalmata su pane caldo o bruschetta, sciolta in padella come base per la pasta, a crudo sulla pizza appena sfornata, dentro sughi, ragù, hamburger e polpette. Va sempre dosata poco alla volta, perché il piccante sale con gradualità.

Che vuol dire “nduja”?

Il nome deriva con ogni probabilità dal francese andouille, insaccato arrivato in Calabria durante il periodo napoleonico dei primi dell’Ottocento e adattato foneticamente al dialetto locale. Le grafie nduja, anduja e anduia indicano lo stesso prodotto.

Come si conserva la ’nduja una volta aperta?

In frigorifero, in un contenitore chiuso, dove si mantiene diverse settimane grazie all’azione conservante di sale e peperoncino. Va tolta dal frigo una decina di minuti prima dell’uso per tornare spalmabile. Un velo d’olio in superficie aiuta a evitare l’ossidazione.

Che cosa si può abbinare con la ’nduja?

Latticini freschi come ricotta e stracciatella, formaggi a pasta filata, miele e confetture, uovo, gamberi e cozze. Sul vino, rossi calabresi da Gaglioppo o Magliocco: da evitare i tannini aggressivi, che amplificano la percezione del piccante.

La ’nduja è un prodotto IGP?

No. L’iter per il riconoscimento della IGP ’Nduja di Spilinga è stato avviato ma non è ancora concluso: allo stato attuale la ’nduja non ha una denominazione protetta europea.

Quanto peperoncino c’è nella ’nduja?

Nella ricetta tradizionale il peperoncino calabrese può superare il 30% dell’impasto. La percentuale varia molto fra produttori: le versioni artigianali sono in genere più piccanti di quelle destinate al mercato nazionale.

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