
In breve. La certificazione BRC attesta che uno stabilimento alimentare rispetta il Global Standard Food Safety di BRCGS, uno schema privato e volontario riconosciuto dalla GFSI. La rilascia un ente terzo dopo un audit sul sito. Riguarda sicurezza, legalità e gestione della qualità del processo: non è un giudizio sul sapore del salume.
Che cos’è lo standard BRCGS Food Safety
Chi compra un salume guarda l’etichetta. Il buyer di una catena guarda anche un altro documento: il certificato dello stabilimento.
Che cos’è la certificazione BRC?
È l’attestazione che un sito produttivo è stato verificato rispetto al Global Standard Food Safety di BRCGS. Lo standard, secondo la definizione del proprietario dello schema, offre un quadro per gestire sicurezza, integrità, legalità e qualità del prodotto e i controlli operativi collegati. Certifica quindi un sito e il suo modo di lavorare, non una ricetta.
Cosa significa BRC?
BRC è la sigla del British Retail Consortium, l’associazione della distribuzione britannica. Lo standard è nato per dare ai distributori del Regno Unito un riferimento comune sui fornitori e ridurre la duplicazione degli audit. La prima edizione è del 1998. Oggi lo schema si chiama BRCGS e fa capo al gruppo LGC, che nel novembre 2016 ha acquisito BRC Global Standards dal British Retail Consortium.
BRCGS dichiara che il suo è stato il primo standard sottoposto al benchmark della GFSI, la Global Food Safety Initiative, e che è adottato da oltre 22.000 siti in più di 130 Paesi. Il riconoscimento GFSI conta perché molte insegne accettano, come requisito di ingresso, uno qualsiasi degli schemi riconosciuti.
Chi rilascia il certificato e come funziona l’audit
Chi rilascia la certificazione BRC?
Non la rilascia BRCGS e non la rilascia un’autorità pubblica. La rilascia un ente di certificazione terzo e indipendente, che invia in azienda i propri auditor. BRCGS possiede lo standard e sorveglia il sistema; l’ente di certificazione svolge l’audit e decide sul certificato. In Italia l’accreditamento degli organismi di certificazione è compito di Accredia.
L’edizione in vigore, la Issue 9, prevede tre modalità di audit:
- annunciato, con data concordata; in questo programma almeno un audit ogni tre anni deve comunque essere non annunciato;
- non annunciato, senza preavviso sulla data;
- misto (“blended”), con una parte a distanza e una parte in stabilimento.
L’audit si chiude con un elenco di non conformità e con un grado. La scala va da AA, il livello più alto, a A, B, C e D. Quando l’audit è non annunciato, al grado si aggiunge il segno “+”: AA+ oppure A+, per esempio. I siti che ottengono C o D vengono rivisti con cadenza più ravvicinata. Il certificato va rinnovato con nuovi audit.
Cosa controlla: le nove sezioni dello standard
Quali sono i requisiti per la certificazione BRC?
I requisiti della Issue 9 sono organizzati in nove sezioni. Li riportiamo con il titolo ufficiale inglese e la nostra traduzione.
- Senior management commitment: impegno della direzione. Qui rientra anche il piano per la cultura della sicurezza alimentare, su cui l’edizione 9 insiste molto.
- The food safety plan – HACCP: il piano di sicurezza alimentare basato sull’analisi dei pericoli.
- Food safety and quality management system: sistema di gestione, con documenti, fornitori, tracciabilità, gestione dei reclami e dei ritiri.
- Site standards: standard del sito, cioè edifici, impianti, pulizia, manutenzione.
- Product control: controllo del prodotto.
- Process control: controllo del processo.
- Personnel: personale, formazione e igiene.
- Production risk zones: zone di produzione a rischio (high risk, high care e ambient high care).
- Requirements for traded products: requisiti per i prodotti commercializzati ma non lavorati nel sito.
Per un salumificio questo significa, in concreto, che un auditor esterno entra nei reparti e chiede le prove: registrazioni, lotti, pulizie, formazione degli addetti. Vale anche per i salumi artigianali e per gli insaccati: la manualità non esclude il metodo.
Issue 9 oggi, Issue 10 in preparazione
La Issue 9 è stata pubblicata nell’agosto 2022 e si applica a tutti gli audit svolti dal 1° febbraio 2023. BRCGS sta lavorando alla Issue 10: la consultazione pubblica si è chiusa il 15 febbraio 2026 e, secondo l’aggiornamento pubblicato dall’ente l’11 agosto 2026, il testo è ancora in fase di sviluppo, senza una data di uscita annunciata.
BRC, IFS, ISO 22000, DOP: non sono la stessa cosa
Cosa sono gli standard BRC e IFS?
Sono due schemi privati nati dalla distribuzione organizzata per qualificare i fornitori. BRC viene dal mondo britannico. IFS Food è stato introdotto nel 2003 dalla federazione tedesca del commercio (HDE) e da quella francese (FCD). Entrambi sono riconosciuti dalla GFSI, entrambi prevedono audit di enti terzi, entrambi guardano a sicurezza, legalità e qualità. Cambiano struttura dei requisiti, sistema di valutazione e mercati in cui sono più richiesti.
Diverso è il discorso per le certificazioni di prodotto. Una DOP non dice come è organizzato lo stabilimento: dice che quel salume rispetta un disciplinare e nasce in un territorio preciso. È il caso dei Salumi di Calabria DOP.
| Schema | Chi lo possiede | Cosa certifica | Chi lo richiede |
|---|---|---|---|
| BRCGS Food Safety | BRCGS (gruppo LGC) | Il sito produttivo: sicurezza, legalità, gestione della qualità | Distribuzione e clienti industriali |
| IFS Food | IFS, per conto di HDE e FCD | Il sito produttivo: sicurezza, autenticità e qualità dei prodotti | Distribuzione e clienti industriali |
| ISO 22000 | ISO | Il sistema di gestione della sicurezza alimentare dell’organizzazione | Clienti industriali, su base volontaria |
| FSSC 22000 | Foundation FSSC | Il sistema di gestione, su base ISO 22000 con programmi di prerequisiti e requisiti aggiuntivi | Clienti industriali e distribuzione |
| DOP e IGP | Unione europea (registro pubblico) | Il prodotto: origine e rispetto del disciplinare | La legge, per chi vuole usare la denominazione |
| Biologico | Unione europea (norma pubblica) | Il metodo di produzione | La legge, per chi vuole usare il termine in etichetta |
BRC, IFS e FSSC 22000 sono certificazioni alimentari volontarie, tutte riconosciute dalla GFSI. DOP, IGP e biologico sono regimi pubblici e compaiono in etichetta.
Cosa NON è la certificazione BRC
- Non è un marchio di qualità gustativa. Un grado alto dice che il sito è sotto controllo, non che una soppressata sia più buona di un’altra.
- Non è un bollino per il consumatore. Di norma non compare sull’etichetta: è uno strumento tra aziende, usato dai buyer per qualificare i fornitori.
- Non è una denominazione di origine. Non dice dove sono nati i suini né quale ricetta è stata seguita.
- Non è obbligatoria per legge. È una scelta dell’azienda, spesso sollecitata dai clienti.
Cosa impone davvero la legge
L’obbligo di legge è un altro. Il Regolamento (CE) n. 852/2004, all’articolo 5, stabilisce che gli operatori del settore alimentare predispongono, attuano e mantengono una o più procedure permanenti basate sui principi del sistema HACCP. È l’autocontrollo, e vale per tutti.
Per chi lavora prodotti di origine animale si aggiunge il Regolamento (CE) n. 853/2004: all’articolo 4 prevede che gli stabilimenti che trattano questi prodotti possano operare solo se l’autorità competente li ha riconosciuti, salvo le eccezioni elencate dalla norma. Un salumificio, quindi, deve avere HACCP e riconoscimento. La certificazione BRC parte da questa base e vi aggiunge requisiti e verifiche di un soggetto terzo.
Come verificare se un’azienda è certificata
Non serve fidarsi di un logo su un sito web. BRCGS mantiene un elenco pubblico, la BRCGS Directory, in cui si cercano i siti certificati. È il riferimento per controllare se un certificato esiste ed è valido; nella directory sono visibili anche i moduli aggiuntivi pubblici.
Un consiglio pratico per chi fa acquisti professionali: cercate lo stabilimento con la ragione sociale e la località, non con il marchio commerciale. Il certificato è del sito, non del brand.
Filiera Madeo e il Module 11
La nostra è una filiera integrata: dall’allevamento del Suino Nero di Calabria alla macellazione, dalla lavorazione alla stagionatura, tutto nella Sila Greca. Ne parliamo nell’approfondimento sulla filiera corta. La pagina chi siamo dello shop Madeo dichiara per la macellazione lo standard BRCGS Module 11.
Il Module 11 si chiama, per esteso, Meat Supply Chain Assurance: garanzia della catena di fornitura della carne. È uno dei moduli aggiuntivi che BRCGS ha affiancato al Global Standard Food Safety. Questi moduli sono volontari, vengono verificati insieme all’audit principale e hanno un esito proprio: le eventuali non conformità rilevate sul modulo non entrano nel calcolo del grado dello standard. Gli enti di certificazione lo descrivono come un modulo pensato per il controllo dei sistemi di tracciabilità delle carni.
Gradi, date e numeri di certificato cambiano a ogni rinnovo: per questo non li riportiamo qui e invitiamo a consultarli nella directory ufficiale.
Cosa garantisce, in pratica, a chi compra un salume
Garantisce un metodo verificato da terzi: pericoli analizzati, lotti tracciati, reparti e personale gestiti secondo regole scritte e controllate. Non garantisce il gusto, la razza o il territorio.
Chi sceglie un prodotto può quindi incrociare tre livelli:
- la legge, uguale per tutti: autocontrollo e stabilimento riconosciuto;
- la certificazione di sito, volontaria: BRC, IFS o simili;
- la certificazione di prodotto: la DOP di un Capocollo di Calabria DOP o di una Soppressata di Calabria DOP.
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Domande frequenti
A cosa serve la certificazione BRC?
Serve a dimostrare a clienti e distributori che lo stabilimento gestisce sicurezza, legalità e qualità secondo uno standard riconosciuto dalla GFSI e verificato da un ente terzo. Per molte catene è un requisito per diventare fornitori. Al consumatore offre una garanzia indiretta sul metodo di lavoro.
Come ottenere la certificazione BRC?
L’azienda adegua il sito e le procedure ai requisiti dello standard, sceglie un ente di certificazione e si sottopone all’audit in stabilimento. Dopo la chiusura delle non conformità rilevate, l’ente decide sul certificato e assegna il grado. Il certificato va poi mantenuto con audit periodici.
Quanto costa la certificazione BRC?
Non esiste un prezzo unico. Gli enti di certificazione indicano che il costo varia con le dimensioni e la struttura dell’azienda e con il campo di applicazione, e va chiesto con un preventivo. A questo si sommano gli investimenti interni per adeguare impianti, procedure e formazione.
Qual è la differenza tra la certificazione IFS e BRC?
Sono due schemi privati riconosciuti dalla GFSI con lo stesso scopo: qualificare i fornitori alimentari. BRC nasce dalla distribuzione britannica, IFS da quella tedesca e francese. Cambiano la struttura dei requisiti e il sistema di valutazione: BRC assegna gradi da AA a D.
La certificazione BRC è obbligatoria?
No. È volontaria e privata. Per legge sono obbligatori l’autocontrollo basato sui principi HACCP, previsto dall’articolo 5 del Regolamento (CE) n. 852/2004, e il riconoscimento dello stabilimento che tratta prodotti di origine animale, previsto dal Regolamento (CE) n. 853/2004.
Come si verifica se un’azienda è certificata BRC?
Si consulta la BRCGS Directory, l’elenco pubblico dei siti certificati tenuto da BRCGS, all’indirizzo directory.brcgs.com. Conviene cercare lo stabilimento con ragione sociale e località, perché il certificato è intestato al sito produttivo e non al marchio commerciale.
Che cos’è il BRCGS Module 11?
È il modulo aggiuntivo Meat Supply Chain Assurance, dedicato alla catena di fornitura della carne. È volontario, viene verificato insieme all’audit del Global Standard Food Safety e ha un esito separato, che non incide sul grado dello standard principale.




