
In breve. Il lardo è lo strato di grasso che ricopre il dorso del maiale, dal collo alla coscia: si rifila, si sala con pepe, aglio e aromi e si lascia stagionare per mesi, finché diventa bianco, compatto e profumato. Non va confuso con lo strutto (grasso fuso), con il guanciale (la guancia) né con la pancetta (il ventre). Nel Suino Nero di Calabria, razza a crescita lenta, lo strato di lardo è spesso e saporito: da qui il Fior di lardo.
Cos’è il lardo e da quale parte del maiale si ricava?
Il lardo è il grasso sottocutaneo del dorso del maiale, quello che si trova tra la cotenna e il muscolo lungo la schiena, dal collo fino alla coscia. È uno strato uniforme, compatto, che nei suini adulti di razze rustiche supera facilmente i tre centimetri. Si ricava tagliando la schiena in lastre rettangolari, che vengono rifilate per eliminare le parti irregolari e poi salate.
La qualità del lardo dipende quasi tutta dall’animale. Nei suini bianchi da allevamento intensivo, selezionati per la magrezza, lo strato è sottile e viene per lo più destinato alla fusione. Nelle razze autoctone come il Suino Nero di Calabria, macellato in media a oltre undici mesi di età, il grasso di copertura è abbondante e ha un sapore che vale la stagionatura intera.
Come si fa il lardo?
La salatura
Le lastre di lardo si strofinano con sale marino, pepe nero e aromi che cambiano da zona a zona: aglio, rosmarino, alloro, chiodi di garofano, cannella, noce moscata e, in Calabria, il peperoncino. Si dispongono a strati in contenitori di legno, pietra o acciaio, con sale tra uno strato e l’altro, e si lasciano riposare al fresco.
La stagionatura
Nel giro di settimane il sale estrae l’acqua e forma una salamoia naturale in cui il lardo continua a maturare. La stagionatura dura da un minimo di un paio di mesi a oltre un anno. Il lardo pronto è bianco, con una sottile venatura rosa, sodo al taglio e con un profumo netto di spezie. I disciplinari più noti fissano tempi e spessori: il Lardo di Colonnata IGP, per esempio, prevede lastre con spessore superiore a 3 cm, salate con sale marino, pepe nero, rosmarino e aglio, che riposano nelle conche di marmo per almeno sei mesi, con lavorazione da settembre a maggio.
Il lardo pestato
Nella tradizione del Sud il lardo si trasforma anche in condimento: pestato nel mortaio o battuto al coltello con aglio, prezzemolo, pepe o peperoncino, diventa una crema da sciogliere nei sughi, nelle minestre di legumi e sulle bruschette calde. In Calabria il lardo pestato con il peperoncino è la base di molti piatti della cucina contadina.
Qual è la differenza tra lardo, guanciale e pancetta?
Sono tre grassi stagionati, ma vengono da tre parti diverse del maiale e si comportano in modo diverso in cottura. La tabella mette a confronto i tre prodotti, insieme allo strutto che spesso entra nella stessa confusione.
| Prodotto | Parte del maiale | Struttura | Uso in cucina |
|---|---|---|---|
| Lardo | grasso di copertura del dorso | quasi solo grasso, sottile venatura di carne | a fette crude, pestato, a protezione di arrosti |
| Guanciale | guancia | grasso compatto attraversato da fasce di muscolo | rosolato per carbonara, amatriciana, gricia |
| Pancetta | ventre (sottocostato) | strati alternati di grasso e carne | a fette, a cubetti, in cottura |
| Strutto | grasso fuso di varie parti | massa cremosa senza struttura | frittura, impasti, conservazione |
Che differenza c’è tra lardo e strutto?
Il lardo è un pezzo anatomico che si sala e si stagiona intero, e si affetta; lo strutto è grasso fuso, senza struttura, ottenuto sciogliendo la sugna e i ritagli. Il lardo conserva il sapore delle spezie e della carne, lo strutto è neutro. Per approfondire, l’articolo su strutto e sugna spiega come si fa la fusione e cosa resta nella pentola.
Cos’è il lardo di Suino Nero di Calabria?
È il lardo ricavato dai suini di razza Nera di Calabria, ufficialmente Apulo-Calabrese secondo il Registro Anagrafico ANAS, allevati allo stato semibrado nella Sila Greca. La razza, recuperata dalla famiglia Madeo a partire dal 1990, accumula un grasso di copertura spesso e ben distribuito, che al taglio resta morbido già a temperatura ambiente. Madeo lo lavora come Fior di lardo di Suino Nero di Calabria, in confezione da 230 g, salato e aromatizzato secondo la tradizione del salumificio di San Demetrio Corone.
Come si mangia il Fior di lardo?
A fette sottilissime su pane caldo, dove si scioglie in pochi secondi; su una polenta o su una patata al forno; avvolto intorno a un gambero o a una prugna prima di passare in forno; oppure a cubetti nelle vellutate. Sul sito dello shop c’è la ricetta dei cubotti di polenta con Fior di lardo e quella della quiche con asparagi e lardo.
Come si conserva il lardo?
Il lardo intero, ben salato, si conserva per mesi in un luogo fresco e asciutto, avvolto in un telo o nella sua carta. Quello sottovuoto va tenuto in frigorifero: secondo le indicazioni dello shop Madeo, i salumi sottovuoto integri si conservano 60-90 giorni, e dopo l’apertura vanno consumati entro 7-10 giorni, avvolti in carta alimentare e tenuti nella parte meno fredda del frigorifero. Le fette esposte all’aria tendono a ingiallire e a prendere odore di rancido: è il segnale che il grasso si è ossidato. Le regole generali sono nell’articolo su come conservare i salumi.
Quale lardo scegliere?
Prima di tutto conviene chiarire cosa si vuole farne. Per il consumo a crudo, a fette sottili, serve un lardo stagionato a lungo, con la concia ben assorbita e una consistenza che si scioglie in bocca. Per la cucina, cioè per pestarlo o per usarlo come grasso di cottura, va bene anche un lardo più giovane e meno aromatizzato, che non copra gli altri ingredienti.
Tre indicazioni pratiche. Primo, lo spessore: un lardo sottile viene da un animale magro e stagiona male. Secondo, il colore: bianco candido o leggermente rosato, mai giallo. Terzo, l’etichetta: razza, origine della carne e lista degli ingredienti dicono più di qualsiasi aggettivo, come spiega l’articolo sui salumi artigianali. Il lardo di razze autoctone a crescita lenta costa di più al chilo, ma si consuma a fette sottili e una confezione dura a lungo.
Dove comprare il lardo di Suino Nero
Il Fior di lardo di Suino Nero da 230 g costa 8,90 euro a titolo indicativo sullo shop madeobbq.com, dove si trovano anche il guanciale da 500 g a 18,90 euro e la pancetta di Suino Nero da 200 g a 8,90 euro; il listino aggiornato riporta tutti i prezzi. La spedizione è refrigerata, costa 8,90 euro ed è gratuita per ordini superiori a 79,90 euro. Chi preferisce vedere e assaggiare trova tutti i salumi di Suino Nero anche allo spaccio aziendale di San Demetrio Corone.
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Fior di lardo di Suino Nero di Calabria
Il grasso di copertura del Suino Nero allevato in Sila Greca, salato e stagionato a San Demetrio Corone. Spedizione refrigerata in tutta Italia, gratuita sopra 79,90 euro.
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Domande frequenti
Che parte del maiale è il lardo?
È il grasso sottocutaneo del dorso, tra la cotenna e il muscolo, dal collo alla coscia. Si taglia in lastre, si sala e si stagiona intero.
Che differenza c’è tra lardo e guanciale?
Il lardo è quasi solo grasso di copertura del dorso; il guanciale è la guancia, con grasso compatto attraversato da fasce di muscolo, e si usa rosolato in carbonara, amatriciana e gricia.
Qual è la differenza tra guanciale, pancetta e lardo?
Tre parti diverse: guancia, ventre e dorso. La pancetta alterna strati di grasso e carne, il guanciale ha più grasso con venature di muscolo, il lardo è quasi interamente grasso.
Come si fa il lardo?
Le lastre si salano con sale marino, pepe e aromi, si dispongono a strati e si lasciano stagionare al fresco da un paio di mesi a oltre un anno.
Come si conserva il lardo?
Intero, al fresco e avvolto in un telo, dura mesi. Sottovuoto in frigorifero si conserva 60-90 giorni integro e va consumato entro 7-10 giorni dall’apertura.
Cos’è il lardo di Suino Nero di Calabria?
È il lardo della razza autoctona calabrese allevata allo stato semibrado: uno strato spesso e saporito che Madeo propone come Fior di lardo in confezione da 230 g.
Come si mangia il lardo?
A fette sottili su pane caldo, su polenta o patate, avvolto intorno a gamberi o prugne da passare in forno, oppure pestato con aglio e peperoncino come condimento.




